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Codardi rampanti? No, il miglior futuro Ma gli adulti non amano più i giovani

Data:
11.02.2012
Fonte:
Corriere del Veneto
Autore:
Giandomenico Cortese
Pagina:
9
Categoria:
Sociale
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Contenuto articolo

Il Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi accusa una finanza senza regole: ruba il futuro ai nostri giovani. Troppi «esercizi superficiali», per dirla con Raffaele La Capria, scrittore giunto alla soglia dei suoi novant'anni, impediscono di guardare con serenità, e serietà, alle nuove generazioni. Oggi viviamo vintage. E i nostri figli, la generazione tra i 30 e i 40, allevati in una Repubblica che da sempre pare fondata sulla prudenza, in politica, nella cultura, spesso vengono definiti come i «codardi rampanti». Cercano il successo ripetendo quanto è già stato fatto. Naturalmente non mancano, e ben vengano, le eccezioni. Immersi nel mare della vita sono in molti ad imparare subito a nuotare e guardare lontano. Sorprende, dunque, il risultato di un sondaggio appena pubblicato (da Demos, l'Osservatorio sul Nordest di Ilvo Diamanti), che rileva una diffusa impressione: il disinteresse degli adulti verso il futuro di figli e nipoti, in questa dinamica parte dell'Italia. Il 44% degli intervistati (nello scorso novembre) è convinto che gli adulti si interessano ora dei giovani molto meno, addirittura moltissimo, che in passato. Una analoga rilevazione, compiuta tredici anni fa, fermava lo scarso interesse al 28%. Soprattutto la popolazione meno istruita, le casalinghe nutrono questa opinione, un po' meno le classi più colte. A questa idea sono orientati più del 50% di operai e lavoratori autonomi. Ed ancora, i più giovani si sentono marginali nell'interesse degli adulti. E' incredibile cogliere questa sensazione negli adolescenti. Due notizie di cronaca mi hanno colpito. Da un lato la sedicenne bassanese diventata star di X-Factor, la trasmissione che lancia talenti musicali. Una ragazzina con i piedi per terra e lo sguardo proiettato lontano, su un orizzonte concreto. Nelle stesse ore in cui maturava il successo questa studentessa liceale, una quindicenne, brava a scuola, accolta favorevolmente tra gli amici, che mai aveva lasciato intendere di non godere della loro compagnia, scriveva su Facebook il suo malessere esistenziale, delusa dal Capodanno, decideva di togliere respiro alla vita. Anche di fronte a tutto ciò viene da chiedersi qual è, e può essere, il ruolo attivo delle generazioni più adulte. L'Istat, nei giorni scorsi, ha lanciato un grido di allarme. I più esposti al rischio-povertà sono quanti hanno tra i 18 e i 24 anni. E' un tempo in cui sono i padri ad assistere indirettamente al proprio fallimento attraverso il difficile futuro dei figli, e se non proprio dei loro, certo in quello dei figli dei propri amici. Siamo di fronte ad una vera e propria «segregazione intergenerazionale», una drammatica situazione da evitare, su cui riflettere, per ridare futuro, prospettive e speranze alle «nuove generazioni». Tocca alla componente adulta della società aprire mente e cuore, attivare la meravigliosa macchina dei ricordi che è in noi e non perdere ogni «leggerissima circostanza» (Leopardi) per sollecitare meraviglia e stupore, alimentare la molla del pensiero e dell'ingegno, sfruttare l'intelligenza per metterci in relazione, fare comunicazione, tessere una fittissima e foltissima conversazione tra le figure passate e quelle presenti, non illudendoci che il futuro viene da sé.
I giovani ci guardano. Noi siamo pur sempre l'albero della memoria, una esperienza da utilizzare. Le impressioni che offriamo sono straordinarie ai loro occhi. Accadde anche a noi di scoprire il mondo attraverso le osservazioni degli altri, genitori, nonni, amici, gente incontrata per caso. In giro ci sono tanti «ragazzi d'azione». Il sostegno alle «nuove generazioni» richiede amorevoli relazioni e comprensione. Il diventare adulti non deve esser visto come la stagione della perdita della libertà, dell'autonomia, della spensieratezza. Non è facile possedere l'aria gentilmente timida a fronte del «contenuto» dei giovani e avere l'ardire di chiedere loro: «aiutateci a restare giovani», per reagire con passione e creatività alla rassegnazione e negatività trasmesse troppo spesso dal nostro mondo di adulti, in tempi di crisi. Non è facile rivolgerci ai giovani, ai figli, ai nipoti convinti di dire loro: «Voi valete di più, non dimenticatelo mai».