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60x60copertina_privacy2009.jpgLa privacy nelle associazioni di volontariato e non profit
Collana elementi n. 28

Pubblicazione in co-edizione CSV Padova e CSV Sardegna
Nuova edizione aggiornata a giugno 2009 

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PRESENTAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

Ma la privacy è solo burocrazia? Qual è l’utilità di tutto questo meccanismo di informative, consensi, documenti, regole, divieti? La solita legge all’italiana piena di obblighi che nessuno rispetta?


Queste alcune delle (giustificate e spesso fondate) domande delle associazioni nel corso di questi cinque anni di attuazione del Codice della Privacy.
Questo aggiornamento del volume edito nel marzo 2005 si propone di indicare le sopravvenute modifiche e novità di legge e cerca di ulteriormente semplificare i problemi e gli adempimenti, alla luce dell’esperienza concreta e delle indicazioni venute dalle decisioni del Garante per la Protezione dei Dati Personali.
Non aiuta, certo, l’ultima modifica del Codice disposta con la Legge n. 133 del 6 agosto 2008 e alcuni recenti provvedimenti “a carattere generale” del Garante per la Protezione dei Dati Personali in tema di misure di sicurezza, che aggravano più che alleviare gli obblighi. E soprattutto non ha avuto sinora alcuno spazio l’esigenza del non profit di una disciplina che tenga in maggior conto le peculiarità del settore.


Ma al di là delle “carte” e del problema, che purtroppo rimane, di evitare le violazioni che possono avere conseguenze penali o civili o amministrative, a cosa devono puntare le associazioni e cosa deve considerarsi importante?
Certo, esistono campi estranei al non profit (si pensi alla biomedica, al giornalismo, alla sanità, alla pubblicità, alla giustizia, ecc.) in cui le questioni non sono solo formali: si tratta infatti di volta in volta di decidere in che misura vada tutelata la privacy in rapporto ad altri interessi e principi fondamentali, anche di rango costituzionale (la ricerca scientifica, la libertà di espressione e di cronaca, la libera iniziativa economica, l’accertamento dei reati, ecc.). Sono temi importanti e ancora aperti.
Come trattare i dati genetici che permettono di conoscere le caratteristiche non solo dell’individuo ma anche della sua discendenza, o che potrebbero essere utilizzati dalle assicurazioni per valutare il rischio assicurato o dalle aziende per valutare l’assunzione di una persona invece che di un’altra? Come assicurare sia la corretta informazione sia il rispetto della vita privata e della riservatezza, soprattutto in caso di minori o persone deboli? Come limitare o comunque regolare le “intrusioni” operate giornalmente da chi ci contatta al telefono, via mail o via posta?
Aspetti che coinvolgono l’individuo più che le associazioni o il volontariato.
Ma anche nel mondo del volontariato e del non profit c’è spazio per quella che è la “sostanza” della privacy: uno stile di servizio basato sul rispetto della persona, sull’attenzione e sulla fiducia, sulla capacità di accostarsi e di capire che tipo di “vicinanza” instaurare, e soprattutto di rendere certa la persona che il rapporto con l’ente sarà “fiduciario” e quello con il volontario confidenziale ed esclusivo.
1 giugno 2009 - L’Autore

 

PRESENTAZIONE (ALLA PRIMA EDIZIONE)
Dal “lontano” 1997 – da quando è entrata in vigore la prima legge italiana sul trattamento dei dati personali – la privacy si è paradossalmente introdotta nelle cassette della posta e nelle case degli italiani, destinatari di “informative” e richieste di “consenso” per i più disparati trattamenti di dati (dati bancari, concorsi a premi, rapporti di lavoro, abbonamenti…), e ha anche impegnato chiunque utilizzi dati personali e informazioni relative a terzi a regolamentare questa attività, adattandola alle prescrizioni della nuova disciplina.
L’ultima fatica legislativa è rappresentata dal nuovo “Codice o Testo Unico in materia di protezione dei dati personali”, contenuto nel Decreto Legislativo n. 196/03 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2004.
Le Organizzazioni di Volontariato ed in genere le associazioni e gli enti non profit non sono rimasti estranei alle regole della privacy e, al pari di qualunque soggetto che esegue un trattamento o che lo subisce devono – salvo alcune esenzioni – sottostare a precisi obblighi e sono titolari di determinati diritti.
Alcuni adempimenti richiedono il sostenimento di spese non irrilevanti, e comunque una organizzazione interna scrupolosa e attenta.
Questa pubblicazione nasce dall’esigenza di risolvere i problemi applicativi della nuova disciplina proprio con speciale riferimento alle organizzazioni di volontariato e al mondo dell’associazionismo.
Base del lavoro è stata la guida “privacy, istruzioni per l’uso” che le associazioni hanno precedentemente consultato nel sito del CSV Padova, ma sono stati introdotti molti approfondimenti, esempi, aggiornamenti e nuovi strumenti operativi, secondo un taglio che rimane il più possibile pratico e diretto.
Una prima parte – sotto forma di domande/risposte - è dedicata alle questioni e quesiti fondamentali; una seconda ai modelli di documenti che le associazioni devono o possono predisporre; una terza alle norme e ai provvedimenti del Garante. Si è aggiunto anche materiale dedicato agli aspetti più tecnici, e cioè alle misure e ai sistemi informatici che si possono ritenere compatibili con le nuove disposizioni.
Il lavoro, dedicato principalmente alle associazioni/organizzazioni di volontariato, contiene esempi e soluzioni molto spesso riferibili anche al mondo più vasto dell’associazionismo (associazioni non riconosciute, associazioni di promozione sociale, ecc.).
Auguriamo alle associazioni buon lavoro, con l’auspicio che questo volume di “Elementi” risolva e allevi molti dubbi e difficoltà, ma con l’avvertimento di adeguare di volta in volta quanto esposto e consigliato alla propria particolare realtà associativa.
Il Presidente del CSV di Padova
Giorgio Ortolani

 

Privacy: privaci (all’inglese) o praivasi (all’americana)?
Né l’uno né l’altro: semplicemente privacy (all’italiana) che  fa rima con le disposizioni di legge emanate dal 1997 fino  ad oggi e che pian piano hanno richiamato singoli cittadini,  pubbliche amministrazioni, organizzazioni pubbliche e private a inderogabili responsabilità e a complicati adempimenti.
La presente pubblicazione è il risultato di uno scambio di  “saperi” tra Centri di Servizio per il volontariato.
È sicuramente un valore in più, che si aggiunge alle delicate e  complesse tematiche che il testo affronta con la competenza  e la professionalità dell’Avv. Davide Cester.
Il Presidente del CSV Sardegna
Giampiero Farru


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Febbraio 2012 12:03 )